Cannabis terapeutica, verità e falsi miti sull'uso medico in Italia

Inviato da mariomaffei il Mer, 02/10/2021 - 16:19

LECCE – Usare la cannabis in ambito medico e terapeutico si può. E' possibile anche in Italia dal 2006 per alcune patologie inserite in una lista stilata dal ministero della Salute e aggiornata nel 2015. Il binomio cannabis-medicina, per alcuni resta un tabù, figlio di una vecchia cultura proibizionista, ancora resistente, per altri, invece, è uno stimolo a proseguire nella ricerca e negli studi che, soprattutto in America hanno convinto anche i pazienti più anziani.

 

Poca informazioni e pregiudizi sull'uso della cannabis medica

A Lecce, nella sede dell'Istituto oncologico salentino Calabrese, il neurologo Giovanni Caggia è impegnato nel laboratorio dedicato alla cannabis terapeutica: è uno tra i primi realizzato in Italia ed è risultato degli studi che lo specialista conduce dal 2016, a tempo pieno, sulle neuroscienze e sulla terapia del dolore.

“Non è facile lavorare in questo settore, perché ci sono ancora pregiudizi da parte di alcuni colleghi medici quando si parla di cannabis, così come ci sono dubbi nell'opinione pubblica, dovuti a un discorso culturale, rispetto al quale ancora ridotto è l'apporto dell'informazione e della formazione professionale. Il risultato è che c'è ancora un retaggio mentale, per cui si pensa alla cannabis di strada che, invece, nulla ha a che vedere con quella riconosciuta dal ministero della Salute per curare alcune patologie”.

 

Gli ambiti di applicazione della cannabis medica: la lista del ministero dell'Ambiente

La lista è tassativa. La prescrizione di cannabis ad uso medico in Italia è riconosciuta e ammessa nei seguenti ambiti stando al decreto ministeriale del 9 novembre 2015: “Dolore cronico, dolore associato a sclerosi multipla e a lesioni del midollo spinale; nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV; stimolante dell’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa; l’effetto ipotensivo nel glaucoma; la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette”.

 

L'esperienza professionale del neurologo Giovanni Caggia

“Attualmente mi sto dedicando alla cura di pazienti affetti da Alzheimer, insonnia e allucinazioni, oltre che di pazienti oncologici”, dice il dottor Caggia. “La mia esperienza racconta di persone, donne e uomini, anziani e non, con sintomatologia dolorosa resistente ai farmaci”, prosegue il neurologo. “Persone che, dopo una iniziale e legittima titubanza, e dopo una informazione corretta e completa, sono arrivate a scegliere la cannabis terapeutica. Ovviamente la cannabis terapeutica deve essere prescritta da un medico adeguatamente preparato e solo dopo aver preso visione del quadro complessivo del paziente”, sottolinea Caggia.

 

Pazienti over 80 e bimbi di sette mesi curati con la cannabis terapeutica

In cura dal neurologo Caggia ci sono pazienti over 80 e persino bimbi che non hanno ancora spento la prima candelina. Stando un recente studio condotto dalla New York University, più di un milione e mezzo di over 65 hanno usato marijuana medica nell'ultimo anno (i risultati sono stati pubblicati da L'Espresso).

In California, nella contea di Orange, a Laguna Woods, prima città degli Stati Uniti a offrire marijuana a scopo medico, un pensionato di 74 anni ha fondato l'associazione Medical Cannabis Club, rivolta agli anziani. Per entrare a farne parte è necessario avere 55 anni: oggi il socio più vecchio, ha 103 anni.

“In linea generale non ci sono limiti di età per essere sottoposti a trattamenti medici con la cannabis terapeutica”, dice lo specialista dell'istituto oncologici salentino Calabrese di Lecce. “Tra i miei pazienti, solo per fare due esempi, c'è un signore che di anni ne ha 85 e c'è un bambino di sette mesi con decine e decine di attacchi epilettici al giorno. In quest'ultimo caso, i farmaci non sono riusciti a permettere alcun controllo delle crisi epilettiche, rispetto alle quali, invece, l'impiego controllato della cannabis terapeutica ha dato importanti risultati come testimoniano gli stessi genitori”, spiega. “Ci sono mamme e papà che hanno iniziato ad avvicinarsi alla letteratura scientifica in materia di cannabis medica, hanno letto testi e fatto domande e questo aiuta tanto nella conoscenza”.

 

Le associazioni di pazienti: interrogativi e spunti per la conoscenza della cannabis per uso medico

Un aiuto a superare gli steccati che impediscono la diffusione del sapere, arriva da alcune associazioni di pazienti, molto attive nel territorio salentino. “Ne conosco alcune”, dice Caggia. “Mi hanno contattato per chiedere informazioni, hanno fatto domande: ecco, è dagli interrogativi di chi vuole sapere che possono nascere spunti utili per noi medici e allo stesso tempo per il legislatore, perché non possono essere taciute alcune difficoltà che oggi incontra chi è sottoposto a terapia con cannabis medica. Prima fra tutte, la disponibilità della stessa cannabis nelle farmacie”.

 

La produzione di cannabis terapeutica in Italia: Stabilimento Chimico Militare di Firenze

In Italia la produzione è affidata allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze: in una prima fase, c'era solo un prodotto, quello chiamato Cannabis FM2, ora è stato aggiunto il secondo chiamato Cannabis FM1. L'FM 2 contiene THC a concentrazioni che variano tra il 5 e l'8 per cento e CBD tra il 7,5 e il 12 per cento; l'FM 1 contiene una concentrazione di THC che varia dal 13 al 20 per cento e di CBD inferiore all'1 per cento.

“Stando agli ultimi dati, la produzione oscilla tra 200-300 chilogrammi l'anno, ma si tratta di una quantità non sufficiente, tanto è vero che è stata autorizzata l'importazione”.

 

Le importazioni di cannabis terapeutica da Olanda e Canada

Sul fronte dell'acquisto dall'estero, l'Italia importa dall'Olanda, tramite l'Office for Medicinal Cannabis del ministero della Salute olandese, e dal Canada. “In entrambi i casi, le importazioni sono contingentate, cosa che, per esempio, non avviene in Germania”, dice il neurologo Caggia. In altri Paesi, poi, ci sono più di due varietà: “In Olanda ce ne sono cinque, in Germania il doppio e in Israele 14”.

 

La legislazione nazionale e le differenze tra le regionali

Un altro aspetto che alimenta confusione è costituito dal fatto che in Italia poiché il sistema sanitario è declinato su scala regionale, anche sul fronte dell'uso della cannabis terapeutica ci sono differenze. Ogni Regione può legiferare entro la cornice tracciata dallo Stato, il puzzle quindi si presenta a tinte differenti. “La Calabria è tra le regioni che sono rimaste indietro perché non c'è ancora una legge in materia, in Puglia invece esiste”, dice Caggia a titolo di esempio. “La Puglia è stata tra le prime Regioni a legiferare e ad approvare i decreti attuativi”.

In ogni caso, è sempre necessaria la ricetta medica per avere la cannabis terapeutica gratis, in una farmacia abilitata alla vendita di prodotti galenici. Prodotti che possono essere di diverse forme: cartine, capsule orali, oli. Dipende dalla patologia e quindi dalla terapia a cui il paziente viene ammesso. “Il paziente, inoltre, deve dimostrare che le altre terapie non hanno funzionato: spetta al medico la valutazione della documentazione ”, aggiunge Caggia. “Aspetto che non va sottovalutato affatto, perché c'è il rischio di alimentare un paradosso, a mio avviso, tutto Italiano, costringendo il paziente a un calvario”.

 

La cannabis terapeutica in combinazione con la stimolazione transcranica magnetica

“Infine, una riflessione: se è vero che ci sono effetti collaterali per l'uso della cannabis, è altrettanto vero che la stessa cannabis è uno strumento importante nella cura di una serie di malattie, tra le quali vanno comprese anche quelle neuro degenerative a spettro autistico non riconosciute oggi dal ministero della Sanità come malattie immuni”, dice Caggia. “Da ultimo, l'esperienza maturata personalmente in questi mesi, ha permesso di toccare con mano i risultati positivi conseguiti nelle terapie per la cura da dipendenze, come quella da cocaina, in combinazione con la stimolazione transcranica magnetica”.

Anche la stimolazione transcranica magnetica (TMS), trattamento terapeutico innovativo non invasivo e indolore, è possibile presso l'Istituto oncologico salentino Calabrese di Lecce.

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