Cure e prestazioni all'avanguardia, punto di riferimento nel campo della medicina  nucleare e della diagnostica per immagini, sono gli elementi che contraddistinguono  l'Istituto Calabrese sito a Lecce, via San Pietro in Lama - km 3, il cui amministratore è  Giuseppe Calabrese. 

Si tratta dell'Istituto oncologico salentino di prestigio, noto per la collaborazione di  personale qualificato e macchinari innovativi, il cui direttore sanitario è il Dr. Nicola  Marco Pisciotta, specializzato in medicina nucleare presso l'università di Bari. È  proprio in questo campo che l'Istituto Calabrese è considerato il fiore all'occhiello della  medicina pugliese, avvalendosi anche dell'accreditamento istituzionale SSN. 

La diagnostica ad elevata tecnologia con PET/CT e gamma camera del centro, per la  prevenzione e valutazione delle malattie oncologiche, è favorita dall'utilizzo di  macchinari di ultima generazione e nuovi radiofarmaci. 

Nello specifico, il direttore sanitario, Dr. Pisciotta, descrive (video/intervista in coda)  la PET/CT Discovery IQ che rappresenta l'ultima innovazione in campo di imaging  PET/TC e consente la rilevazione di lesioni tumorali più piccole con eccezionale  qualità delle immagini. I vantaggi sono relativi non solo al comune esame con 18F FDG, ma si parla di prestazioni elevate anche con nuovi radioisotopi offrendo, così,  un'elevata precisione quantitativa. La PET/CT è un esame total-body e può evidenziare  l’esistenza di localizzazioni tumorali in tutto il corpo. 

Importante, quindi, parlare di diagnosi precoce e all'Istituto Calabrese questo è  possibile grazie anche all'utilizzo di un nuovo radiofarmaco per l'individuazione del  tumore prostatico, la stadiazione e la ristadiazione dei pazienti già trattati e per  informazioni sulla valutazione della risposta terapeutica. Il Dr. Pisciotta illustra, così,  il 18F-PSMA un passo avanti rispetto all'utilizzo della 18F COLINA. La PET/TC con  PSMA si può usare anche con bassi valori del PSA (antigene prostatico specifico); ciò  consente comunque di ottenere informazioni più accurate e immediate in merito alla  problematica in esame.

Come non menzionare, a fine intervista, la diagnosi precoce delle metastasi ossee; il direttore sanitario dell'Istituto Calabrese descrive la PET/CT con NAF. In sintesi, lo studio della NAF garantisce l’individuazione di patologie con elevata attività  osteogenica (produzione dell’osso), elevato turnover osseo e un’elevata sensibilità  anche nelle lesioni osteolitiche.

L'utilizzo di questi nuovi radiofarmaci, quindi, consente vantaggi di natura diagnostica  permettendo al malato oncologico valutazioni sempre più precoci, con una maggiore  possibilità di cura. 

“Siamo sempre solerti nel rispondere alla richiesta del paziente – esordisce l’amministratore della struttura Giuseppe Calabrese – ma, non sempre è possibile, purtroppo, soddisfare la richiesta dell’esame in convenzione. Su questo non abbiamo opportunità di scelta, non a causa dell’Istituto”.

E prosegue:

“È l’amministrazione pubblica che decide il nostro budget e quindi il numero di prestazioni che si possono erogare a carico del Servizio Sanitario Nazionale per questo ne consegue un aumento delle liste di attesa”.

Ciò può solo rammaricare, in quanto, viviamo in un periodo storico in cui non tutti  hanno le condizioni economiche per accedere alle prestazioni in forma privata. 

“L’Istituto Calabrese è l’unico su tutto il territorio pugliese ad offrire tali indagini,  quindi, – conclude – il paziente non è più obbligato a doversi spostare in altre regioni  per usufruire di tali prestazioni”.

PET/CT Discovery IQ istallata presso l’Istituto Oncologico Salentino di Lecce

Rete Salute Calabrese ha ideato dei "percorsi diagnostici" che concentrano diverse prestazioni sanitarie nello stesso appuntamento nella struttura.
Si prenota, si effettuano gli esami e si ottiene un riscontro immediato.

 

Percorso Rosa (Visita Senologica + Ecotomografia Mammaria)

Con la visita senologica si esamina la mammella attraverso la palpazione del seno e della cavità ascellare, senza l'impiego di alcuna strumentazione. L'Istituto Calabrese esegue anche l'ecotomografia mammaria per lo studio morfologico della mammella consigliabile nelle donne di età inferiore a 35 anni, nelle donne in gravidanza, nel caso di presenza di una patologia infiammatoria.

 

Percorso Viola (Visita Senologica + Ecotomografia Mammaria + Mammografia Tomosintesi)

Agli esami del percorso Rosa, nel percorso Viola si aggiunge la mammografia tomosintesi, esame ai raggi X, con una scansione tridimensionale, importante ai fini della diagnosi precoce del carcinoma della mammella perché è in grado di localizzare lesioni anche piccole, con uno spessore millimetrico, che sono originate dalla ghiandola mammaria.

Fanno parte della Rete Salute Calabrese quattro aziende:

tutte impegnate per garantire il massimo livello di qualità ai pazienti delle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto.

In questo articolo ci concentriamo sulle PRESTAZIONI DIAGNOSTICHE.

La medicina nucleare, infatti, permette di diagnosticare numerose patologie attraverso l'uso di piccole quantità di radiofarmaci che l'organismo elimina velocemente. Attraverso questi farmaci è possibile analizzare la struttura e la funzionalità degli organi e, di conseguenza, avere informazioni attendibili sulla causa della patologia, tra cui quelle tumorali. L'esame a cui viene sottoposto il paziente non è invasivo e non doloroso. Le prestazioni di medicina nucleare vengono eseguite sotto l'egida dell'accreditamento al Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Gli specialisti di medicina nucleare dell'Istituto Oncologico “Calabrese” hanno a disposizione una serie di macchinari di ultima generazione:

Il dottor Marcello Macchia dopo laurea, specializzazione ed esperienza anche all'estero, è tornato nel Salento che aveva lasciato da ragazzo: "Multidisciplinarietà e tecnologia garantiscono un servizio migliore al paziente e contribuiscono a eliminare paure.  Molti hanno il timore di sottoporsi alla risonanza magnetica perché lamentano un senso di soffocamento. Oggi è possibile eseguire l'esame diagnostico in maniera aperta, più confortevole anche per i bambini e per chi è in sovrappeso"

LECCE – Si allarga il team di specialisti dell'Istituto Calabrese di Lecce e l'ambulatorio di Ortopedia e Traumatologia si arricchisce della professionalità del dottor Marcello Macchia. L'ortopedico, nato a Carmiano, si è laureato a Milano, con successiva specializzazione proseguita anche in Spagna. Ha deciso di rientrare nella sua terra, nel Salento che ha portato con sé, assieme agli affetti familiari, in tutti gli anni di studi e formazione. Un percorso in controtendenza rispetto a quelli raccontati sui giornali e in tv. Si parla spesso (purtroppo) di fuga dei cervelli. In questo caso, invece, c'è stato un ritorno a casa.

Macchia è tornato a Lecce dopo aver vinto, a febbraio 2021, il concorso indetto dall'ospedale Vito Fazzi. E da luglio è al lavoro anche nel laboratorio di Ortopedia dell'Istituto Calabrese. Dal 2005 è iscritto all’Ordine dei Medici e dal 2010 alla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot).

 

Dottor Macchia per quale motivo ha scelto la facoltà di Medicina e Chirurgia?

"Mi sono sempre piaciute la biomeccanica e la protesica. Per questo ho scelto Medicina e allo stesso tempo, per non lasciare nulla di intentato, come seconda chance ho pensato a ingegneria biomedica".

Nessun intoppo ai test di medicina: tutto liscio, risultato dello studio dettato dalla passione. Un esame dopo l'altro, nel 2004 è arrivata la laurea in Medicina e Chirurgia, a seguire la specializzazione in Ortopedia e Traumatologia con una tesi in Chirurgia Vertebrale all’Istituto Ortopedico Galeazzi con il dottor Claudio Lamartina, dopo un periodo di studi e formazione all’Hospital Clinic y Provincial di Barcellona.
Successivamente, ha svolto attività ambulatoriale, clinica e chirurgica presso l’Istituto Ortopedico "Gaetano Pini" di Milano e e l’Azienda Ospedaliera "Guido Salvini" di Garbagnate Milanese.

Nel 2012 è entrato a far parte dell'Unità di Ortopedia e Traumatologia dell'Ospedale Morelli di Sondalo, in provincia di Sondrio, ospedale di riferimento per i traumi sciistici, dove ha approfondito le conoscenze in chirurgia protesica di anca, chirurgia della mano, traumatologia, diagnosi e trattamento dell'osteoporosi.
Macchia ha fatto anche parte dell’équipe del dottor Luigi Piero Solimeno presso la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Policlinico di Milano, conosciuto anche come ospedale Maggiore, realtà specializzata in diverse branche: chirurgia protesica di anca, ginocchio e caviglia in pazienti emofilici, chirurgia ortopedica pediatrica, chirurgia artroscopica del ginocchio e della spalla, chirurgia protesica , politraumi e fratture complesse, fratture di femore da fragilità in pazienti anziani, trattamento chirurgico di lesioni da malattie rare.

Alla storia professionale adesso si aggiunge il capitolo legato all'Istituto Calabrese e in particolare all'ambulatorio di Ortopedia e Traumatologia. Cosa l'ha spinta ad accettare il nuovo l'incarico?

"Ho accettato perché si tratta di una struttura in cui ci sono molte professionalità e macchinari di ultima generazione. Multidisciplinarietà e tecnologia garantiscono un servizio migliore al paziente perché permettono di fornire tutte le risposte di cui ha bisogno, dalla diagnosi alla terapia, senza mai dimenticare di ascoltarne i timori.

Il Dott. Marcello Macchia

Il Dott. Marcello Macchia

Ci sono ancora pazienti che hanno timore, per esempio, della risonanza magnetica?

"Sì, la risonanza magnetica spesso incute timore ai pazienti nel senso che sono spaventati dal cilindro nel quale si viene condotti per essere sottoposti all'esame diagnostico ed è questa struttura che dà una sensazione di soffocamento e provoca stati di ansia. Per questo motivo, per chi soffre di claustrofobia sottoporsi all'esame diventa difficile. Problematico l'esame diagnostico anche per chi è in sovrappeso e per i bambini. La tecnologia sotto questo punto di vista ha fatto enormi passi in avanti e ci sono macchinari aperti, come l'RM Esaote S-Scan Premium".

Come si svolge l'esame diagnostico con questo macchinario?

"In maniera molto semplice, confortevole e rapida. Il macchinario non ha il tradizionale cilindro, ma si presenta come un tavolo senza alcuna chiusura, su cui viene fatto sdraiare il paziente. Questa caratteristica lo rende particolarmente adatto per i pazienti in età pediatrica e per chi è in sovrappeso".

Tra le diagnosi approfondite in cui si è specializzato il team dell'Istituto Calabrese ci sono quelle relative alle problematiche al ginocchio, al tratto lombare, alla dorsale, alla cervicale, alla zona scapolo-omerale e, più in generale, alle articolazioni che possono subire un trauma.

Si tratta di una tecnologia per la diagnostica dell’apparato muscolo-scheletrico che completa l’imponente dotazione tecnologica della Rete Salute Calabrese: maggiore comfort al paziente e diagnosi più efficace.

C'è una nuova tecnologia da impiegare soprattutto per la diagnostica dell'apparato muscolo-scheletrico nella disponibilità dell'Istituto Oncologico Salentino: la struttura ha acquistato l'RM Esaote S-Scan Premium che va ad ampliare la dotazione tecnologica del Centro di medicina nucleare di Lecce.

 

Il nuovo macchinario per la risonanza magnetica aperta

Il macchinario, unico disponibile nella zona del Salento, permette di eseguire la risonanza magnetica in maniera “aperta” rendendo più confortevole l'esame e la sua durata. Non c'è il tradizionale “cilindro” nel quale entra il paziente per essere sottoposto all'esame diagnostico che, come è noto, si basa su un campo magnetico statico, sul quale viene posizionato un magnete e su onde radio di frequenza indirizzate nelle zone da sottoporre a diagnosi.

L'RM Esaote S-Scan Premium è, quindi, particolarmente adatto per i pazienti in età pediatrica, gli adulti che soffrono di claustrofobia e per chi è in sovrappeso.

 

L'impegno dell'Istituto oncologico salentino

“Proseguiamo nell'impegno di rafforzare l’offerta delle prestazioni del nostro Poliambulatorio”, dice l'amministratore dell’Istituto Oncologico Salentino Calabrese, Giuseppe Calabrese. “Con l'acquisto dell'RM Esaote S-Scan Premium abbiamo pensato a tutti quei pazienti che lamentano difficoltà ad affrontare la risonanza con macchinari tradizionali ossia chiusi perché soffrono di claustrofobia o riferiscono comunque di un fastidioso senso di soffocamento”, prosegue. “L'ambiente chiuso, spesso, può indurre i pazienti a non sottoporsi all'esame. Essendo un macchinario aperto, è più a misura di bambino ed è in grado di ridurre a zero lo stato d'ansia che generalmente accompagna i pazienti”, sottolinea Calabrese.

L'Istituto ha proceduto all'acquisto nel momento in cui è stato reso più snello l'iter burocratico da seguire per ottenere le autorizzazioni necessarie all'installazione. Di recente, infatti, c'è stata una rivisitazione delle disposizioni nell'ottica di fornire risposte tempestive alle strutture sanitarie allo scopo di snellire le liste d'attesa.

 

Comfort per i pazienti e diagnosi efficace: binomio strategico

L'architettura dell'RM Esaote S-Scan Premium garantisce comodità ai pazienti grazie al design aperto e compatto del magnete. Queste caratteristiche consentono un accesso molto facile per i pazienti di qualsiasi fascia d'età e rendono S-Scan Premium il sistema ideale per applicazioni avanzate, come l'Artografia Rm.

Il tavolo sul quale viene fatto sdraiare il paziente è rotante ed è asimmetrico. E' grazie a questi requisiti e all’applicazione real-time che chi si sottopone alla risonanza può restare in una posizione comoda e stabile per tutta la durata dell'esame. In tal modo, inoltre, vengono ridotti in maniera notevole gli artefatti da movimento che possono incidere negativamente sulla qualità offerta dalle immagini.

L'altra caratteristica dell'RM Esaote S-Scan Premium è l'elevata qualità delle immagini a fronte di un'acquisizione che avviene in breve tempo. Elementi fondamentali per ottenere diagnosi molto efficaci. Comfort per i pazienti e risultato delle analisi costituiscono un binomio strategico nel campo della diagnostica.

Tra le diagnosi approfondite, vanno segnalate quelle relative alle problematiche al ginocchio, al tratto lombare, alla dorsale, alla cervicale, alla zona scapolo-omerale e, più in generale, alle articolazioni che possono subire un trauma.

 

L'accesso alla prestazione diagnostica: necessaria la prenotazione

E' possibile accedere alla prestazione diagnostica solo privatamente. La prenotazione va fatta presso l'Istituto Oncologico Calabrese e non comporta alcun inserimento in liste d'attesa, trattandosi di struttura sanitaria privata. Vale la pena ricordare che è necessaria la prescrizione medica.

Per la prenotazione  e compilare gli spazi indicati. Per avere ulteriori informazioni, è possibile contattare l'Istituto che ha sede in via San Pietro in Lama, km 3 Contrada Pisello – 73100 Lecce, al numero 0832 612120.
Il Poliambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 sino alle 17 e il sabato dalle 9 alle 12.

 

Sabato: 9:00 – 12:00
Domenica: Chiuso

Il neurologo dell'Istituto Oncologico Salentino Giovanni Caggia: "la Stimolazione magnetica transcranica è una tecnica indolore e non invasiva, ben accettata dai pazienti finiti nel vortice della droga o del gioco d'azzardo".

LECCE – Via libera dall'Europa all'impiego della Stimolazione magnetica transcranica (TMS) per il trattamento delle dipendenze, come quella dalla droga o dal gioco d'azzardo, e dei disturbi ossessivo compulsivi. Si tratta di un'importante opzione terapeutica, disponibile presso l'Istituto Calabrese di Lecce, struttura accredita al Sistema sanitario nazionale.

 

Caggia – Calabrese: una collaborazione

L'istituto Calabrese ha già investito e acquistato un macchinario innovativo che consente la stimolazione magnetica transcranica, materia che da anni è oggetto di studi del neurologo Giovanni Caggia. In Italia è stato il precursore della TMS, il cui funzionamento si basa sulla legge di Faraday, meglio nota come legge sull'induzione elettromagnetica.

 

L'approvazione da parte dell'Europa, dopo l'esperienza americana iniziata nel 2008

"La notizia dell'approvazione da parte dell'Europa è abbastanza recente, l'ho letta qualche giorno fa e la ritengo molto importante", dice Caggia.

"Il trattamento delle dipendenze da sostanze stupefacenti, alcol gioco, si va ad aggiungere alla cura della depressione. In America, già nel 2008 c'è stato questo riconoscimento dalla FDA (Food and Ddrug Amministration, ndr), il più importante ente in materia di salute. È evidente, quindi, che si tratta di un trattamento estremamente sicuro che, tra l'altro, è indolore e non invasivo, per cui non provoca alcun fastidio al paziente", sottolinea il neurologo.

 

Le dipendenze da droga, alcol e gioco, e i disturbi alimentari dalla bulimia all'anoressia

"Il discorso delle dipendenze è molto diffuso in Italia, sia per le sostanze che per il gioco. Lecce, solo per fare un esempio, è la seconda città in proporzione, per gente che ha il disturbo da gioco d'azzardo. Quanto ai disturbi, il capitolo è ampio, dal momento che vanno compresi anche quelli alimentari, come l'anoressia e la bulimia: entrambe possono essere trattate con la stimolazione magnetica transcranica", dice Caggia. Il neurologo, infatti, ha già preso in cura pazienti che soffrono di bulimia e anoressia.

"Ad oggi però c'è un problema", tiene a sottolineare. "Da un lato, c'è una vastissima letteratura sull'impiego di questo trattamento per la cura dei disturbi, ma dall'altro si assiste a una certa ritrosia di colleghi neurologi e psichiatri, sono spesso legati a un approccio di tipo solamente farmacologico".

E questo ha certamente ripercussioni sui pazienti. "Prendiamo in considerazione, ad esempio, il discorso della depressione: è possibile che ci siano stati mesi e mesi, se non anni, di terapia farmacologia, ma con risultati non buoni. Ho visto pazienti che hanno assunto antidepressivi per 3-4 anni, ma è sbagliato: ci sono precise linee guida secondo cui, se la terapia depressiva dopo 3 o 4 mesi non funziona, va cambiata".

Il retaggio culturale, quindi, rallenta il ricorso alla stimolazione magnetica transcranica.

 

I disturbi neurologici e psichiatrici dovuti a malfunzionamento di alcune aree cerebrali

"Va sottolineato che moltissimi disturbi neurologici e psichiatrici sono dovuti al malfunzionamento di alcune aree cerebrali, aree che sono interconnesse attraverso circuiti, per cui è possibile andare a incidere sul loro cattivo funzionamento e lo si può fare con il ricorso a tecniche di neurostimolazione. Tecniche indolori e non invasive e, proprio per questo, ben accettate dal paziente", dice Caggia.

"Il disturbo ossessivo compulsivo è psichiatrico ed è molto difficile da trattare soprattutto dal punto di vista farmacologico", afferma lo specialista dell'Istituto oncologico Calabrese. "La maggior parte dei pazienti che ho trattato veniva da una storia di fallimento dal punto di vista farmacologico. Detto in altri termini, non avevano ottenuto alcun risultato. Associando la stimolazione magnetica transcranica e la psicoterapia si può ottenere un miglioramento come documentato dalla letteratura scientifica, in modo particolare quella americana. Sia chiara una cosa: nessuno dice che l'approccio farmacologico non serva, ma a volte ci possono essere e ci sono approcci diversi, alternative terapeutiche importanti e la stimolazione transcranica è una soluzione laica".

Né sono da sottovalutare le conseguenze dell'uso prolungato di anti depressivi. "Presi per tantissimo tempo, possono procurare una serie di effetti collaterali anche importanti".

 

Le dipendenze da gioco e droga interessano le stesse aree cerebrali: corteccia pre frontale e dorso laterale

La stimolazione transcranica può essere usata anche per curare la la dipendenza da gioco d'azzardo. "Nel Dsm 5 che è un manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, con una classificazione, oltre a quello che gli americani dicono abuso di sostanze stupefacenti, c'è la dipendenza dal gioco d'azzardo. Fra droga e gioco non ci sono differenze: sono interessante le stesse aree cerebrali, soprattutto la corteccia pre frontale e dorso laterale di sinistra. Con un impatto importante oltre che sul paziente, sui familiari".

Gioco d'azzardo che non significa solo acquisto compulsivo di gratta e vinci, ma gioco on line e scommesse sportive.

Altra dipendenza importante è quella dalla droga. Diffuso risulta il consumo di cocaina, stando a quanto è stato documentato dalle ultime inchieste condotte in Puglia, dal Gargano al Salento.

"La dipendenza dalla cocaina è certamente diffusa, ma c'è una percezione diversa rispetto a quella da eroina", dice Caggia. "L'assunzione di cocaina coinvolge più strati sociali, molto spesso a farne uso sono i giovani professionisti, anche chirurghi che si buttano nel lavoro, hanno bisogno di caricarsi e lo fanno con la cocaina".

"È dimostrato scientificamente che, con il passare del tempo, provoca alterazioni organiche in alcune aree cerebrali, una sorta atrofia, soprattutto della corteccia prefrontale e dorso laterale di sinistra. Lo dicono i risultati delle risonanze magnetiche: dimostrano un assottigliamento della corteccia cerebrale", spiega.

"Può esserci anche una doppia dipendenza: cocaina e alcol. La

stimolazione magnetica transcranica è uno strumento efficace, ma naturalmente va tutto inserito in un programma di approccio che non può prescindere da quello psico-pratico".

 

La stimolazione magnetica transcranica agisce sul craving e sulla riattivazione della corteccia pre frontale

Come agisce la stimolazione magnetica transcranica? "Il trattamento va ad agire sulla riduzione del cosiddetto craving, ossia del desiderio. Non solo. Si è visto con studi di risonanza magnetica funzionale che la corteccia pre frontale, è ipofunzionante cioè funziona meno rispetto a quello che dovrebbe fare fisiologicamente. La stimolazione magnetica, quindi, ha effetti anche in termini di riattivazione sull'area cerebrale che è quella implicata negli aspetti decisionali, nel desiderio, nel meccanismo compulsivo di ricerca della sostanza".

L'ideale sarebbe coniugare la TMS con la psicoterapia. "Uno degli aspetti più semplici dell'approccio psicoterapico che non è solamente la terapia cognitivo-comportamentale, è insegnare al paziente come comportarsi durante il craving che non dura tutta la giornata: ci sono episodi di circa 10 -15 minuti, quindi lo psicoterapeuta può insegnare cosa fare e in che modo", spiega Caggia.

"L'approccio psicoterapico può essere utile per capire le radici e il motivo per cui si ricorre alle sostanze. La stimolazione magnetica aiuta a ridurre il craving e resetta, anche se il termine non è molto scientifico, alcune aree cerebrali ed è, quindi, un validissimo aiuto per cercare di uscire da qualsiasi tipo di dipendenza.

Può anche essere usato come trattamento per la cura dell'insonnia.

"In alcuni pazienti ho anche associato la cannabis terapeutica, soprattutto usando varietà a medio contenuto di Thc (tetraidocannabinolo, il principio attivo, ndr) che ha effetto molto rilassante e quindi può aiutare a correggere lo stato di ansia e migliorare il sonno", spiega il neurologo. "Questo anche con pazienti che soffrono di malattie auto degenerative, come Alzheimer. Nella maggior parte dei casi, vengono trattati con anti psicotici che hanno l'effetto di peggiorare il decadimento cognitivo".

Dalla dottoressa Isabella Scarnera dell'Istituto Calabrese l'invito alle donne di tutte le età: "Non abbiate paura a fare l'auto palpazione e non esitate a rivolgervi ai senologi. Quanto più è precoce la diagnosi, tanto più alta è la probabilità di guarire".

LECCE – "Bastano pochi e semplici gesti per prendersi cura costantemente del proprio seno. Ma non tutte le donne hanno confidenza con l'auto palpazione. Ce ne sono ancora tante che raccontano di aver paura, altre di non esserne capaci. È, invece, una tecnica facile che possono imparare anche le più giovani".

La dottoressa Isabella Scarnera, medico radiologo senologo, dallo scorso mese di gennaio fa parte del pool di specialisti dell'Istituto Calabrese di Lecce. Laureata nel 2000 all'Università degli studi di Perugia, si è specializzata nel 2004 al Gemelli di Roma e ha proseguito la formazione professionale in senologia all'ospedale San Paolo di Bari, con la dottoressa Antonietta Ancona.

 

Dottoressa, chi è e cosa fa il senologo?

"Il senologo è il medico che si occupa dello stato di salute delle mammelle. Con questo termine è possibile riferirsi sia al radiologo che al chirurgo. Il primo, il radiologo, si occupa degli esami al seno ai fini dell'acquisizione della diagnosi che può essere di benignità o meno, su cui poi lavorerà il chirurgo. Il radiologo, inoltre, può eseguire l'esame dell'ago aspirato e la biopsia e in questi casi si parla, più esattamente, di diagnostica interventistica".

Come si svolge la visita senologica?

"La visita senologica si svolge in maniera molto semplice, senza alcun fastidio per la donna. Si parte dalla palpazione del seno. Spetta al medico spiegare alle donne in che modo loro stesse possono fare la palpazione quando sono a casa, a distanza di qualche mese dall'ultima visita. Sono gesti molto semplici, ma di fondamentale importanza".

Perché l'auto palpazione è importante?

"L'auto palpazione è un passaggio importantissimo perché permette di controllare il seno e la sua struttura con periodicità. Solitamente si raccomanda di procedere con l'auto palpazione con una frequenza di due mesi, sempre dopo il ciclo mestruale. Basta mettersi in piedi o distese. Si può procedere anche dopo la doccia. L'importante è fare attenzione a quello che sentiamo al tatto, sotto la nostra mano. È attraverso l'auto palpazione che riusciamo a prenderci cura del nostro seno. Le donne devono essere vigili e sono tutte nelle condizioni di auto controllarsi, indipendentemente dall'età. Aggiungo anche che non bisogna avere paura. Tutt'altro. E bisogna anche ricordare che il seno non è un organo stabile, ma suscettibile di cambiamenti, per cui possono venirsi a creare situazioni nuove tra una visita senologica e un'altra".

Quando, generalmente, si consiglia la prima visita senologica? E con quale frequenza?

"È consigliabile fare la visita senologica intorno ai 30 anni, a meno che non ci siano situazioni particolari relative a casi di familiarità, per cui l'età scende tra i 20 e i 25 anni. Dai 30 ai 40 anni, oltre alla visita senologica, va aggiunta l'ecografia e dai 40 anni in su, all'ecografia va aggiunta la mammografia. Quanto alla frequenza, la visita senologica va fatta ogni anno".

Quanto conta la prevenzione?

"Moltissimo. Le visite senologiche periodiche sono importantissime perché permettono al medico di arrivare a diagnosi precoci. E nel caso in cui si riesce a pervenire per tempo a una diagnosi di tipo 1, c'è maggiore possibilità di una guarigione. Viceversa, nel caso in cui si arriva tardi con la diagnosi sub-clinica, cioè prima che lesioni diventino palpabili, si incide in maniera negativa sulla probabilità di guarigione".

Ci sono sintomi che hanno valore di campanelli d'allarme per la presenza di lesioni?

"Sì e non vanno sottovalutati. La palpazione permette di sentire i noduli. La secrezione dal capezzolo va subito comunicata al medico, soprattutto quando è ematica non bisogna far passare del tempo. Non vanno sottovalutate neppure eventuali tumefazioni, così come i linfonodi ascellari o la retrazione del capezzolo o di alcune porzioni della ghiandola mammaria e la mastite. Proprio allo scopo di riconoscere i sintomi, le regioni hanno avviato le campagne di screening della popolazione femminile".

Com'è cambiata, nel tempo, l'adesione delle donne allo screening?

"C'è stato sicuramente un sensibile cambiamento negli ultimi 10-15 anni, da quando cioè sono stati avviati gli screening regionali perché c'è maggiore consapevolezza da parte delle donne, di conseguenza è stata riscontrata un'adesione più elevata rispetto al passato. Le donne hanno visto che con la diagnosi precoce si guarisce dal tumore alla mammella, quindi c'è un grado più elevato di fiducia nella medicina e nei progressi compiuti dalla ricerca scientifica. Per questo, torno a ribadire, l'invito alle donne – tutte – a prendersi cura del proprio seno".

La dottoressa Ilaria Mancarella dal 2017 nel team dell'istituto Calabrese di Lecce: "La diagnosi precoce è fondamentale per migliorare la prognosi. I timori delle donne sono comprensibili, vanno ascoltati e superati assieme a loro durante ogni visita".

LECCE - Prevenzione è la parola chiave. Prevenzione per avere diagnosi migliori. Per le donne, soprattutto quelle fra i 50 e 70 anni, le visite senologiche periodiche sono fondamentali, ma spesso vengono rinviate nel tempo,  se non addirittura cancellate pensando che si possa rinviare. Niente di più sbagliato.

La dottoressa Ilaria Mancarella, radiologa senologa, dal 2017 fa parte del team di professionisti dell'Istituto Calabrese di Lecce, e di donne timorose di sottoporsi anche solo allo screening senologico ne ha incontrate parecchie in dieci anni di professione.Ha iniziato a prendersi cura delle donne subito dopo la specializzazione conseguita a Modena, in seguito alla laurea in Medicina e Chirurgia conseguita all'università degli Studi di Siena. Il suo impegno, la dedizione e la professionalità dimostrate ogni giorno, le sono valse nel 2018  il riconoscimento Laudado Medico della Fondazione intiolata a Umberto Veronesi, su segnalazione delle pazienti.

 

Dottoressa, ci sono molte donne che non si sottopongono a visite di controllo perché hanno paura. Cosa consiglia?

"Il timore è normale e non bisogna preoccuparsi di questo. Ci sono donne che vivono male anche solo l'idea di una visita senologica, hanno paura. Alcune lo dicono, altre preferiscono restare in silenzio per pudore. Vorrei rivolgermi a tutte loro per tranquillizzarle: non c'è niente di cui aver paura. I timori si superano assieme: il compito del radiologo senologo è anche questo, è accompagnare la paziente alla visita in maniera serena, fornendole risposte a tutte le domande.

Fondamentale è riuscire a imbastire un rapporto di fiducia che è alla base di qualsiasi relazione tra il medico e il paziente. Il radiologo senologo deve diventare un punto di riferimento per la donna, per cui il mio consiglio è: non abbiate paura perché insieme gestiamo timori, ansie e dubbi".

Qual è il compito del radiologo senologo?

"Noi studiamo la ghiandola mammaria e lo facciamo principalmente in tre modi: attraverso l'ecografia, la mammografia e la visita senologica. Sono le tre strade principali attraverso cui valutiamo lo stato di benessere della ghiandola mammaria e questo è di fondamentale importanza ai fini della prevenzione e della diagnosi precoce".

Perché la prevenzione è importante?

"La prevenzione è di fondamentale importanza perché consente di accertare la eventuale presenza di formazioni di natura neoplastica e di procedere, in maniera altrettanto tempestiva, alla terapia, con evidenti conseguenze positive in termini di prognosi. E' possibile procedere in maniera non invasiva, con trattamenti localizzati, grazie ai notevoli progressi fatti negli ultimi anni dalla ricerca e dalla tecnologia. Prima si riesce a diagnosticare, migliore sarà la prognosi e migliore sarà l'aspettativa di vita della paziente.

Bisogna ricordare che spesso le lesioni e microcalcificazioni non sono palpabili e quindi non possono essere percepite, per cui sono necessarie metodiche approfondite".

A che età consiglia di sottoporsi a visita senologica?

"Secondo le attuali linee guida nazionali, l'ecografia mammaria è consigliabile alle donne che hanno raggiunto i 30 anni di età. Dai 40 anni, è consigliabile sottoporsi a mammografia con cadenza annuale, a cui vanno associate le ecografie.

Nel caso in cui dovessero esserci situazioni che espongono a dubbi, il periodo si accorcia a sei mesi per quanto riguarda la senologia clinica".

Cos'è lo screening senologico?

"Lo screening senologico è un sistema di sorveglianza che abbraccia la popolazione femminile e che prevede mammografie a partire dai 50 anni e sino ai 70: si tratta della fascia d'età ritenuta a maggior rischio. Va detto che, in alcune regioni, la fascia di rischio si è allargata e parte da 45 anni e  arriva sino a 75 anni".

Nel caso di pazienti che presentano ereditarietà?

"Per quelle pazienti che hanno forme eredo-familiari, le attività di sorveglianza vanno organizzate in maniera diversa. In genere si procede con una mammografia a partire dai 35 anni e da eseguire ogni anno, alternandola con una risonanza magnetica alla mammella semestralmente".

Quanto la tecnologia ha aiutato l'ambito senologico?

"Moltissimo direi. Oggi in ambito senologico è possibile sottoporre le donne a mammografia 3D: abbiamo la disponibilità della tomosintesi, vale a dire della mammografia tridimensioanale, e attraverso basse dosi di ionizzanti e software di ultima generazione è possibile arrivare a diagnosi altamente precise, performanti e confortevoli. Tutto a misura di pazienti. Con le mammografie Abus è possibile riuscire a esplorare anche le mammelle più difficili, come lo sono i seni densi e voluminosi, e a individuare eventuali lesioni di piccolissime dimensioni".

Il Covid ha fermato o rallentato le visite senologiche?

"Le visite possono essere prenotate normalmente e si svolgono in assoluta sicurezza, nel pieno rispetto delle misure di contenimento del virus".

Conosciamo la dottoressa Federica Saponaro del poliambulatorio dell'Istituto Calabrese di Lecce, specialista anche in osteoporosi: "L'eccessiva stanchezza, la caduta dei capelli e le unghie che si sfaldano possono essere sintomi di problemi alla tiroide". Da tenere sotto controllo anche le ossa: "Con il tempo perdono buona parte del loro contenuto minerale, in particolare i sali di calcio e diventano appunto porose e molto fragili e per questo sono soggette facilmente a frattura".

LECCE – Endocrinologia e osteoporosi restano universi sconosciuti per la maggior parte della popolazione, eccezione fatta per i disturbi alla tiroide di cui, negli ultimi tempi, si parla spesso in tv. Nell'istituto Calabrese di Lecce c'è un ambulatorio dedicato affidato da un anno alla dottoressa Federica Saponaro, ricercatrice in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Pisa, uno dei poli di eccellenza in materia, dopo aver conseguito la laurea nel 2007 alla Scuola superiore Sant'Anna con successivi specializzazione e dottorato di ricerca. Saponaro è anche componente del consiglio direttivo della Società italiana di Osteoporosi (Siommms).

 

Dottoressa, chi è e cosa fa l'endocrinologo?

"L'endocrinologo è un medico che studia e cura il sistema endocrino, valutando a tutto tondo le ghiandole a secrezione interna il cui prodotto viene immesso direttamente nel sangue, vale a dire gli ormoni, e i disturbi che possono esserci. Tra i quali, quelli alla tiroide".

A cosa serve la visita endocrinologica?

"Va detto innanzitutto che si tratta di una visita non invasiva e quindi assolutamente indolore finalizzata a monitorare eventuali disturbi o malattie alle ghiandole che producono gli ormoni: oltre alla tirodie, ci sono l'ipofisi, gli apparati riproduttivi, quindi le ovaie, i testicoli i surreni e il pancreas. La visita, inoltre, è importante anche ai fini del metabolismo del calcio".

Quando viene consigliata la visita endocrinologica? C'è un'età in particolare?

"Non c'è un'età da cui partire. La visita viene consigliata nel momento in cui ci sono segnali costituiti dalla caduta dei capelli, dallo sfaldamento delle unghie e dall'eccessiva stanchezza. Solitamente ci si rivolge al medico curante e questi, a sua volta, indirizza il paziente all'endocrinologo. Lo stesso avviene nei casi di pazienti per i quali ci sono situazioni di familiarità: la visita dall'endocrinologo è importante".

Per quale motivo, secondo lei, la maggior parte dei pazienti è ancora timorosa?

"Perché la parola endocrinologia effettivamente è poco chiara. Sta al medico spiegare, nella maniera più semplice possibile, di cosa si tratta. Non è un caso che, nel momento in cui si è iniziato a parlare di tiroide, la tiroide non sia più una sconosciuta e i pazienti hanno iniziato a fare domande per sapere e a chiedere appuntamenti per le visite".

A proposito di tiroide, quali sono le cause principali di nodularità tiroidea?

"Nelle zone di mare come la Puglia, non mancano i casi di nodularità tiroidea perché c'è poco iodio nelle falde acquifere e la scarsa presenza di iodio è fra le cause che ne spiegano l'aumento. Lo iodio non si respira, ma va assimilato attraverso una dieta sana ed equilibrata anche da bambini. La carenza di iodio, può portare al cosiddetto cretinismo, la sindrome da deficit congenito di iodio".

Lo iodio non si respira: sfatiamo un mito, quindi?

"Sì. Lo iodio è un micronutriente e va assimilato, tanto è vero che, negli ultimi anni, si consiglia di usare il sale iodato con moderazione e questo, indipendentemente dall'età o dal sesso".

Ci sono patologie più frequenti in determinate fase d'età?

"Per le giovani donne che rientrano nella fascia compresa fra 15 e 20 anni, le patologie più frequenti sono quelle della tiroidite autoimmune, un processo infiammatorio della ghiandola tiroide dovuto alla produzione di anticorpi e linfociti diretti contro la ghiandola stessa, la cui causa non è nota. E ci sono anche casi di ipo e ipertiroidismo: nel primo caso, la tiroide secerne gli ormoni in una quantità che non è sufficiente, nell'altro succede l'esatto contrario.

Per le donne, inoltre, risulta diffusa la sindrome da ovaio policistico che comporta una irregolarità nel ciclo mestruale, in aumento del peso e cisti ovariche. Dai 40 ai 60 anni, è possibile che vi sia la presenza di un gozzo nodulare associato a un'alterazione della funzionalità tiroidea".

Lei si occupa anche di osteoporosi, malattia che indebolisce le ossa. C'è un nesso tra osteoporosi ed endocrinologia?

"Sì. L'osteoporosi è una malattia che riguarda le ossa che perdono buona parte del loro contenuto minerale, in particolare i sali di calcio, e diventano appunto porose e molto fragili e per questo sono soggette facilmente a frattura. Quello che non si sa, invece, è che questo può dipendere da carenze ormonali ecco quindi il legame tra osteoporosi ed endocrinologia. Tra l'altro per l'osteoporosi è fondamentale il metabolismo fosfo calcio ed è necessario tenere sotto controllo un eventuale deficit da vitamina D. Tale deficit può essere collegato sia a malattie cardiovascolari che e, secondo studi recenti, è anche un fattore di rischio per l'esposizione a contagio da Covid".

Ci sono sintomi, vale a dire campanelli d'allarme per l'osteoporosi?

"Non ci sono sintomi particolari e per arrivare alla diagnosi è necessario procedere con esami specifici: nell'ambulatorio dell'istituto Calabrese di Lecce eseguiamo la densitometria ossea con ultrasuoni. Si tratta di un esame che consente di sapere la quantità di calcio e quindi lo stato di salute delle ossa".

Che relazione c'è tra il deficit di vitamina D e il contagio da Covid?

"Innanzitutto bisogna ricordare che la vitamina D, anche se si chiama così, è a tutti gli effetti un ormone. Sulle relazioni tra questo ormone e la possibilità di contagio da Covid 19 ci sono state una serie di ricerche, i cui risultati hanno messo in evidenza che nei pazienti in cui è stata riscontrata una carenza da vitamina D, è più alto il rischio di essere esposti al contagio del virus e, nei casi in cui il contagio ci sia stato, maggiore è la probabilità che ci sia un esito sfavorevole. In altri termini, è stato messo in evidenza che il deficit da vitamina D può essere causa di suscettibilità al virus".

La struttura a pochi passi da Lecce è stata autorizzata dal dipartimento Promozione della salute della Regione. Giuseppe Calabrese: "Abbiamo voluto dare il nostro contributo attivo nella lotta al virus, nella speranza di riuscire a tornare quanto prima alla normalità".

LECCE – L'Istituto di Medicina Nucleare Calabrese di Lecce è entrato a far parte della rete di vaccinazione anti COVID-19 in Puglia: la struttura ha ottenuto il via libera dalla Regione per la somministrazione delle dosi.

L'autorizzazione è arrivata nei giorni scorsi dal Dipartimento Promozione della salute diretto da Vito Montanaro dopo una riunione che si è svolta in videoconferenza per raccogliere le disponibilità a partecipare in maniera attiva alla campagna di vaccinazione avviata in Puglia.

La volontà di aderire è stata comunicata da Giuseppe Calabrese per l'Istituto di Medicina Nucleare Calabrese. Complessivamente i centri coinvolti tra Lecce e la provincia sono 28, stando a quanto risulta dall'elenco approvato dalla Regione. Per l'Istituto Calabrese l'associazione di riferimento è Arsota, nata nel 2018 come espressione delle strutture ospedaliere, territoriali e ambulatoriali presenti in Puglia.

"In questo modo abbiamo voluto offrire il nostro contributo alla campagna di vaccinazione che costituisce lo strumento prezioso di cui abbiamo disponibilità nella lotta contro il COVID-19", spiega Calabrese. "Ci siamo impegnati in prima persona e questo per noi è motivo di orgoglio che riconosce la professionalità del lavoro che svolgiamo da anni sul territorio per il garantire la salute dei nostri pazienti", prosegue Giuseppe Calabrese.

"L'augurio di tutti, è che si riesca a completare la copertura vaccinale nel più breve tempo possibile: la speranza è tornare alla vita normale a cui tutti abbiamo dovuto rinunciare da un anno a questa parte".

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